lunedì 2 novembre 2026

Premiazione del 14° Premio di Poesia "L'arte in versi" nelle Marche il 22 novembre 2026


Si terrà domenica 22 novembre, a partire dalle ore 17, l’attesa cerimonia di premiazione della XIV edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, l’importante appuntamento culturale ideato e presieduto da Lorenzo Spurio. Avrà luogo all’Auditorium San Rocco (Piazza G. Garibaldi) nel pieno centro della città rivierasca di Senigallia (Ancona). La nota iniziativa, che ha cadenza annuale, è promossa e organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe APS di Jesi (AN) e vanta del Patrocinio morale della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, della Provincia di Ancona, dei Comuni di Senigallia e Jesi, nonché dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e del Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari.

Questa edizione era articolata in 5 macro-sezioni di riferimento così identificate: Poesia a tema libero, dedicata al ricordo della poetessa e critico letterario calabrese Giusi Verbaro Cipollina (1938-2015);  poesia a tema, dedicata al ricordo del poeta, scrittore, critico e giornalista molisano Amerigo Iannacone (1950-2017); lingua e poesia, dedicata al poeta vernacolare e commediografo anconitano Alfredo Bartolomei Cartocci (1945-2022); arte e poesia, dedicata al poeta beat, performer e artista visivo Aldo Piromalli (1946-2024); poesia di origine giapponese in Italia, dedicata al ricordo del poeta Pietro Tartamella (1948-2022), fondatore della Scuola Cascina Macondo; e poesia e critica letteraria, dedicata al ricordo della poetessa e critico letterario di origini aquilane Lucia Bonanni (1951-2024). All’interno di ciascuna macro-sezione erano previste varie sotto-sezioni tra le quali quelle di poesia singola, silloge di poesia, libro edito di poesia, prosa poetica, poesia naturalistica, poesia d’amore, poesia religiosa, poesia civile, poesia in dialetto e lingua straniera, poesia visiva, foto poesia, video poesia e, per l’universo della poesia di origine orientale, l’haiku, l’haibun, l’haiga e, per la critica, recensione, prefazione e postfazione, saggio letterario e libro edito di poesia.

Notevole la partecipazione nelle varie sezioni con opere giunte anche dall’estero che hanno impegnato una Commissione di Giuria presieduta dalla poetessa e giornalista Michela Zanarella nella direzione dei lavori. La Commissione, nella sua formazione completa, era composta da poeti, scrittori, docenti, critici, giornalisti, esponenti della cultura contemporanea: Stefano Baldinu, Cristina Banella, Fabia Binci, don Luca Buzziol, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Graziella Enna, Zairo Ferrante, Filomena Gagliardi, Rosa Elisa Giangoia, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Simone Magli, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Rita Stanzione e Laura Vargiu.

Ad aggiudicarsi il 1° premio assoluto nelle varie sezioni sono stati: Vittorio Di Ruocco di Pontecagnano Fiano (Salerno) per la poesia a tema libero, Giovanni Codutti di Feletto Umberto (Udine) per la silloge di poesia, Danila Di Croce di Atessa (Chieti) per il libro edito di poesia, Margherita Flore Satta di Atzara (Nuoro) per la prosa poetica, Annalena Cimino di Anacapri (Napoli) per la poesia naturalistica, Luigia Serafini di Roma per la poesia d’amore, Catia Nardocci di Roma per la poesia religiosa, Tiziana Monari di Prato per la poesia civile, Concezio Del Principio di Atri (Teramo) per la poesia in dialetto, Lucia Lo Bianco di Palermo per la poesia in lingua straniera, Gianluca Alberti di Forlì (FC) per la poesia visiva, Elisabetta Sampietro Calderon di Gorizia per la foto poesia, Alessandro Izzi di Formia (Latina) per la video poesia, Vittorio Griffo di Bruxelles (Belgio) per l’haiku, Glauco Saba di Verona per l’haibun e l’haga, Paolo Mazzocchini di Castelfidardo (Ancona) per la recensione, Ketty La Rosa di Catania per la prefazione, Luigia Serafini di Roma per il saggio letterario e Caterina Verbaro di Catanzaro per il libro edito di saggistica. Il Premio Speciale “Donne e Poesia”, offerto dall’omonimo Movimento presieduto dalla professoressa Anna Santoliquido, è stato attribuito a Luisa Trimarchi di Brescia mentre il Premio Speciale “Picus Poeticum”, annualmente assegnato alla migliore opera di un autore marchigiano, è stato attribuito ad Assunta De Maglie di Cingoli (MC). La lista integrale dei premiati – con i 2°, 3°, altri premi speciali e menzioni d’onore – è disponibile sul sito ufficiale del Premio.

I presidenti del premio hanno individuato, come consuetudine del concorso e fuori dalla competizione, i premi speciali che verranno attribuiti in seno alla cerimonia di premiazione. Il Premio alla Cultura – che nelle precedenti edizioni è stato attribuito, tra gli altri, a Donatella Bisutti, Dante Maffia, Guido Oldani ed Elio Pecora – è stato conferito al poeta e scrittore professor Luciano Innocenzi di Cerreto d’Esi (AN), docente in quiescenza particolarmente attaccato alla sua regione natale, le Marche, dove ha collaborato con il Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell’Antichità dell’università di Macerata con pubblicazioni in «Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’antichità». Ha curato testi per opere teatrali nella scuola e la pubblicazione di varie sillogi poetiche. Autore del romanzo autobiografico Il ragazzo di via Fiorenzuola (2022); le sue poesie figurano in molte antologie tematiche. L’iniziativa del conferimento del premio speciale ha ottenuto i Patrocini morali della Provincia di Macerata e del Comune di Cingoli (MC).

Il Premio alla Cultura – che nelle precedenti edizioni è stato attribuito, tra gli altri, a Francesca Luzzio, Anna Manna Clementi e Maria Benedetta Cerro – è, invece, stato conferito al poeta e critico letterario prof. Gianni Antonio Palumbo di Molfetta (BA), Alfiere del Lavoro, professore associato in Letteratura italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, docente di Metodologia della critica letteraria e Filologia della letteratura italiana. Studioso attento della poetessa lucana Isabella Morra alla quale ha dedicato una pubblicazione, ha dato alle stampe vari saggi, oltre che a sillogi poetiche. Curatore di collane editoriali e redattore in riviste letterarie, ha aderito a vari progetti antologici di poesia civile. È Direttore artistico della “Notte bianca della Poesia” e direttore editoriale della rivista «La calce e il dado». L’iniziativa del conferimento di questo premio speciale ha visto l’autorizzazione dei Patrocini morali della Città Metropolitana di Bari, dell’Università di Foggia, del Centro Internazionale di Studi “Giovan Battista della Porta” APS di Piano di Sorrento (NA), dell’Accademia delle Culture e dei Pensieri del Mediterraneo di Bari e dell’Associazione Culturale “Verso Levante” APS di Bisceglie (BT).

L’edizione di quest’anno sarà volta a celebrare il ricordo – mediante l’attribuzione del Premio Speciale alla Memoria ai suoi familiari – del poeta Nicola Iacobacci (1935-2018), popolarmente noto come “il poeta del Molise”, sebbene la sua voce abbia travalicato i confini regionali e anche nazionali con un’apprezzata produzione tradotta anche all’estero. Tra le sue opere principali vanno ricordate Coste San Rocco (1974) e Sotto il Barbacane (1976), ma la sua produzione arriva fino ai primi anni del Duemila. Apprezzato da Diego Valeri e Giorgio Bàrberi Squarotti è possibile conoscerlo in profondità nella corposa opera che Giovanni Mascia e Michele Castelli nel 2021 gli hanno dedicato. Valutata positivamente l’iniziativa di tale attribuzione del Premio alla Memoria, le amministrazioni dei Comuni di Toro e Campobasso e della provincia di Campobasso hanno fornito il loro Patrocinio morale.

La serata sarà introdotta dai saluti istituzionali dell’avvocato Massimo Bello (Assessore alla Cultura del Comune di Senigallia) e dell’avvocato Luca Polita (Presidente del Consiglio Comunale di Jesi) per poi lasciare spazio agli organizzatori: Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Stefano Vignaroli (Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe APS di Jesi), Michela Zanarella (Presidente di Giuria) e Anna Santoliquido (Presidente del Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari). Gli intermezzi musicali saranno curati dal Maestro Massimo Agostinelli.

Durante la cerimonia verrà diffusa a titolo gratuito ai partecipanti del Premio l’opera antologica, volume non in commercio che contiene le opere premiate, le motivazioni critiche di conferimento e una sezione dedicata ai Premi Speciali dove, oltre a una significativa selezione di testi del loro percorso letterario, è proposta la notizia bio-bibliografica unitamente alla motivazione del conferimento del Premio.

 

 

INFO:

Segreteria del Premio

premiodipoesialarteinversi@gmail.com




giovedì 3 settembre 2026

La patria del poeta- Arjan Kallço

 

La patria del poeta

de Arjan Kallço


El camino de regreso cambia de dirección,
a pesar de las voces de las sibilas
que, ebrias, agitaban al viento
ramas cargadas de fruta,
hacia mi patria desdichada,
que durante siglos ha sido
un juguete ardiente en manos de la historia.

Conmigo partes también tú,
desconocida compañera de viaje,
convencida de que dejamos

atrás otra patria.

La mirada no se equivoca nunca
cuando descubre ciertos latidos
bajo la camiseta rosa,
latidos que alzan tu pecho.

La angustia atraviesa
toda calma pasajera
que parece dominar el rostro.

El corazón del poeta es una unión de vidas
trágicamente atadas
en una sola,
dejadas como prenda
por amor.


Traducción de Elisabetta Bagli

Da "El tiempo vive dentro del poeta", publicado por Cosmolibri Edizioni




Arjan Kallço nació en Korça, Albania, y se graduó en Lengua Italiana en la Universidad de Tirana en 1990.
En 2012 obtuvo un máster en Filosofía Social en la Universidad de Korça.
Poeta, escritor, periodista, traductor y docente, ha desarrollado una intensa actividad cultural entre Albania, Italia y otros países europeos.
Es autor de numerosos libros de poesía, relatos, haikus y traducciones publicados en albanés e italiano.
Sus textos han aparecido en periódicos, revistas y antologías internacionales, con temas centrados en la memoria, el viaje, la identidad, la patria, el amor y la condición humana.
Su poesía construye un puente entre Albania y el mundo mediterráneo, entre la experiencia personal y la memoria colectiva.

mercoledì 22 luglio 2026

Doppio appuntamento a Cinevillage Marconi con Chiara Pavoni

 


Doppio appuntamento a Cinevillage Marconi a Lungotevere di Pietra Papa giovedì 23 luglio alle 19 “L’ottava casa delle meraviglie”, dove quando come e perché del sesso.

domenica 8 febbraio 2026

Il mago di Os. Storia di un sensitivo, il romanzo di Roberto Francioni


Cosmolibri Edizioni
, realtà di servizi editoriali nata dalla collaborazione tra Elisabetta Bagli e Michela Zanarella, inizia a proporre le prime pubblicazioni del catalogo che abbraccia Spagna e Italia. Tra i libri in uscita ‘Il mago di Os. Storia di un sensitivo’, la vera storia di Roberto Francioni.

domenica 10 novembre 2024

In Campidoglio la nomina dei soci onorari dell'Accademia Romanesca


L’Associazione APS Accademia Romanesca promuove ed invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti a partecipare alla cerimonia di “nomina dei Soci Onorari”. L’evento avrà luogo il giorno 15 Novembre 2024 alle ore 17 a Roma presso la Sala del Carroccio, Palazzo Senatorio - Piazza del Campidoglio. 

giovedì 9 maggio 2024

"Siamo fatte di carta" di Floriana Porta e Anna Maria Scocozza. Recensione di Lorenzo Spurio

Un’opera davvero sensazionale e variegata quella proposta dalla poetessa torinese Floriana Porta in collaborazione con l’artista performativa romana Anna Maria Scocozza recentemente edita da Ventura Edizioni di Senigallia. Siamo fatte di carta[1] – l’avvincente titolo che fa pensare alla canonica locuzione “Siamo fatti di carne” per riferirci a noi umani – è il titolo di questa raccolta che vede, pagina dopo pagina, una riuscita commistione di codici tra le due artiste: la poesia di Floriana Porta – nota anche per la sua grande competenza in fatto di analisi e studio della poetica orientale del mondo haiku – e dunque la Parola nel suo più alto senso del termine e la materia di Anna Maria Scocozza il dato oggettuale e – data la scelta del riciclo – residuale, della carta.


La carta, come si sa, ha una sua storia che rimonta all’esigenza dei popoli di comunicare e di tramandare loro contenuti che li ha visti farsi promotori di segni arcaici di trascrizione che sarebbero divenuti i futuri alfabeti. La carta è una delle maggiori scoperte della storia che fece seguito all’utilizzo del papiro degli egizi e ad altre tecniche (come la carta di riso in Oriente) che nel tempo si dimostrarono sempre di più difficile impiego a causa della complicata lavorazione, dei costi e della vulnerabilità per il deperimento del materiale.

La carta rimane comunque – se la pensiamo al confronto con altri materiali come il vetro, il ferro e la pietra – senz’altro qualcosa di leggero e vulnerabile, la concettualizziamo come una sorta di velo che facilmente può prendere la via del vento o rendersi deperibile, sprofondare sotto un peso di poco superiore. È un’entità concreta le cui peculiarità sono la sua finezza (ci si riferisce, non a caso, alla sua grammatura in relazione alla sua densità), la leggerezza, la permeabilità (è in grado di trattenere liquidi imbevendosi fino alla saturazione totale), la duttilità che la rende tra i materiali privilegiati per lavori quali il decoupage, le decorazioni, la cartapesta e altro ancora. Con essa, non è un mistero per nessuno, si possono fare milioni di cose al punto tale che, in varie forme, ogni giorno la utilizziamo più e più volte in vari ambiti e, nonostante la dematerializzazione e la digitalizzazione procedano a passi da gigante, non possiamo fare a meno.

Il fatto che Anna Maria Scocozza l’abbia genialmente scelta come suo privilegiato mezzo espressivo e l’abbia innalzata (si tratta di una poor art, possiamo concederci questa terminologia) a elemento primo dotato di significati è di per sé qualcosa di notevole. Si obietterà che non è la prima che fa qualcosa del genere e questo è certamente vero. L’artista siciliana Giuliana Fileccia – poetessa e scultrice – ha prodotto negli ultimi anni una serie di opere, da lei definite di “Poesia Sculturata”, dove fa interagire sue poesie con materiali combinati rigorosamente dell’arte povera. Ed è questa, una tecnica o un procedimento, abbastanza comune oggigiorno, quello della commistione tra arti, della condivisione artistica, del connubio tra linguaggi, tendenze espressive e volontà creative. La Scocozza impiega la carta nella costruzione di un guardaroba di abiti che è anche – se vogliamo – una sorta di immaginario mitico e infantile.

La carta è senz’altro legata a doppio filo ai bambini: pensiamo ai loro primi approcci col foglio bianco e i colori, alla scoperta che dei bastoncini lasciano meravigliosamente sul foglio delle linee, rotte o sghembe, senza comprenderne l’origine. Si pensi al loro contatto con i primi libri quando entrano a scuola, ma anche alle carte dei giochi da tavola con i quali vengono a contatto, gli stupendi libri con copertina dura cartonata e le fiabe illustrate con colori superlativi da far viaggiare nel tempo, rese vive dalla lettura dei cari nonni per veicolarli nel dominio di Morfeo. Insomma, la carta richiama senz’altro quell’infanzia pulita e spensierata, quell’approccio primordiale e disincantato del piccolo verso un’alterità (una rappresentazione esterna) costituita proprio dalla narrazione di un libro. Da un contenuto extra-personale. Da un mondo parallelo (sia pure favolistico) a portata di mano e, dunque, a una molteplicità di possibilità.

Floriana Porta in una sua dichiarazione di poetica rivela che ha scritto le sue poesie ispirandosi all’eco-filosofia che stimola Anna Maria Scocozza (da lei definita fiabescamente «donna rara, limpida, intimamente mescolata con la forza vitale della natura. È amica dei fiori, delle erbe selvatiche, delle api laboriose, delle acque silenziose, del vento, delle farfalle, delle radici, delle gemme, delle nebbie, degli arcobaleni e dell’universo intero») unitamente al fascino che da sempre nutre per la tradizione orientale, dal predominio dell’elemento naturale ai moti irrefrenabili degli impulsi vitali, dei cicli, della rinascita, dei moti di cambiamento e delle metamorfosi continue.

Le tematiche del volume sono varie: la natura e i suoi misteri, il tempo che scorre, la donna e la femminilità (il sottotitolo dell’opera parla testualmente di una “rinascita al femminile”), la ricerca interiore, la tensione alla spiritualità, ma anche il dolore, ambito immancabile del percorso (e della crescita) dell’uomo nelle sue tante «storie perse nel tempo» come scrive la Porta.

Il mezzo prescelto per comunicare i propri messaggi è quello della carta: tanto la pagina del libro sulla quale si stagliano i versi di Porta quanto le creazioni oggettistiche di Scocozza del suo curioso “guardaroba poetico” rigorosamente al femminile dove sfilano capi di vario tipo, da abiti propriamente detti a lingerie fino a décolleté e gioielli. La carta è riciclata e questo ci fa immancabilmente riflettere. Quale materiale di risulta è in linea con la volontà di un recupero dell’organico motivato anche da ragioni ecologiche. Il riuso e la conversione del materiale sono azioni autentiche con le quali la Scocozza plasma il suo materiale primo, trasmettendo forme e contenuti. La carta diviene, dunque, tanto il fine stesso dell’atto creativo quanto il mezzo fondamentale del progetto sostenibile, condiviso con la poetessa Porta.

Sara Durantini nella prefazione al volume osserva: «Siamo fatte di carta ha la particolarità di porsi come un dialogo intimo tra la parola e l’immagine, un incontro tra poeta e artista. La sua semplicità materiale si contrappone alla ricchezza creativa, sfidando l’idea tradizionale di valore nell’arte».

Le poesie di Porta divengono origami abilmente costruiti che man mano balzano dalla pagina e prendono vita propria. I contenuti, talora intimi quando addirittura sociali, dei suoi componimenti investono direttamente il lettore come quei libri-gioco cartonati (o libri pop-up) per bambini che, aprendoli e sfogliandoli, vedono costruirsi ed erigersi dinanzi a te montagne, mondi prismatici, costruzioni che si fanno sempre più prossimi all’osservatore, destando stupore per la loro grande capacità mimetica nella loro forma tridimensionale. Il prodotto finale è un libro che non è solo oggetto ma essenza del meraviglioso: ricco e versatile nei contenuti, muliebre e originale, si determina per la sua ricercatezza e creatività che ne fa un oggetto che, in fondo, non è propriamente definibile in chiave univoca. Sempre la Durantini scrive: «un progetto che sfida le convenzioni e celebra la creatività artistica come un’esperienza profondamente personale e significativa».

Viviane Ciampi ha scritto che le due autrici-compositrici «Non si limitano a celebrare la femminilità in senso convenzionale, ma ne esplorano anche i lati oscuri, il dolore, la strizzatina d’occhio, contraddizioni, lotte e vittorie. È un ritratto autentico e potente di ciò che significa essere donna ‒ oggi ‒ in un mondo implacabile, in continua evoluzione» concludendo soddisfatta e convinta che questo «È un libro che pone domande. E non richiede risposte immediate».

L’altra potenzialità dell’opera è quella di richiamare una serie di circostanze e archetipi dell’arte contemporanea in cui l’elemento carta, in quanto materia scelta, diviene preminente. Dalla tradizione del “libro d’artista”, esperimento personalissimo che contiene la visione dell’Artista, ai più recenti e vari “attacchi d’arte”, veri e propri ready-made in cui la manualità si fa incisiva da coniugarsi con maquillage artistici che chiamano a riflettere. La predilezione per la carta delle nostre si configura come leitmotiv e isotopia fondamentale della narrazione del proprio intimo in concordanza con una sinergia tanto concettuale che materica. Viene da pensare, nel gioco tra grafia, materia, disposizione del testo sul foglio, scelte tipografiche, spazi inespressi e silenzi più o meno ampliati, anche alla stagione della poesia visiva (o visual poetry) che nella letteratura esordì con i Calligrammi di Apollinaire e, nel nostro Paese, con le proposte di Govoni e Palazzeschi, tra le altre.

Rilevanti, nei componimenti poetici della Porta, risultano essere elementi che richiamano la tradizione orientale, dal kigo o elemento stagionale immancabile nell’haiku classico, alla filosofia del kintsugi vale a dire della ricostruzione coscienziosa di quel che si è rotto. Cicatrice e ricucitura, ha forma nell’idea di bellezza insita nell’imperfezione. Resilienza, permeabilità, rinascita e crescita personale che ritroviamo anche in un suo haiku: «La poesia traduce le ansie, / le ferite e le lacerazioni. / Libera la voce del cuore». L’inflorescenza della rinascita, rappresentata dal sakura (bocciolo di ciliegio), si ritrova nell’arditezza creativa della Scocozza che, con la carta, riproduce petali ed elementi floreali.

In vari testi qui raccolti l’Autrice Floriana Porta riflette sul senso atavico e presente della poesia che lei descrive in questi termini: «La poesia è la mia voce, / la mia forza e la mia debolezza. / È un’armatura / dalla quale non provo neanche a liberarmi».

I “vestimenti poetici” della Scocozza comprendono lingerie, corpi d’abito, calzature, gioielli, altri ornamenti caratterizzati da filamenti, orditi e ricami e oggetti d’accompagnamento in un repertorio ampio e di chiaro genio artistico dove troviamo pure un alveare di carta. Lo spazio infinitesimamente ridotto delle sue perfette celle richiama l’idea di scambio e di passaggio, di un transfert continuo tra dentro e fuori, ma anche di cooperazione e sostegno sociale per la costruzione di un progetto corale. I gioielli della Scocozza hanno un pregiato gusto che rimonta al Liberty mentre le maschere (tra cui “Divina indifferenza”, opera del 2021) sono calchi di forte espressività di grande resa dei caratteri impressi. L’accensione emotiva e posturale degli elementi facciali accentua le intenzioni e le ansie, anticipa un discorso che è è dato da intuire al fruitore.

Siamo fatte di carta non è solo un libro ma una vera opera concettuale, che va fruita e apprezzata per il suo genio e per la felice sinergia delle due autrici. «Ho imparato ad avere nuovi occhi / capaci di stupirsi, di lasciarsi urtare / e colpire dalla bellezza» recita Floriana Porta in un suo componimento e, dopo tutto, è quel che la poetessa riesce a fare con questo volume: fa sì che l’opera – che è bellezza – ci colpisca. Dal contatto con essa non rimarremo impassibili.


LORENZO SPURIO

 

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Le autrici

 

Floriana Porta (Torino, 1975), vive a Vinovo (TO). Scrive, compone e dipinge sin da giovanissima. Il suo stile poetico è vicino all’ermetismo, ben lontano da forme retoriche e sentimentaliste, e si caratterizza per contemplazione e armonia. Esperta di poesia giapponese, in particolare di haiku, baishù e tanka, forme poetiche particolarmente legate all’ambiente naturale. Ha fatto parte per vari anni della giuria del Concorso Internazionale di Haiku di Cascina Macondo. Ha pubblicato numerosi libri, e-book e plaquette di poesia ed è presente in molte antologie poetiche. Queste le sue pubblicazioni: Verso altri cieli (2013), Quando sorride il mare (2014), Dove si posa il bianco (2014), L’acqua non parla (2015) Fin dentro il mattino (2014), La mia non è poesia (2017), I nomi delle cose (2017), In un batter d’ali (2018), Offro respiro ai versi (2018), Il Giappone in controluce (2020) L’infinito è in me (2021) e Siamo fatte di carta (2024), quest’ultimo a quattro mani con Anna Maria Scocozza. Hanno scritto della sua poesia numerosi critici ed esperti di poesia e letteratura tra i quali Antonio Spagnuolo, Lucio Zinna, Viviane Ciampi, Pier Luigi Coda, Fortuna della Porta, Ilaria Guidantoni, Andrea Galgano, Luciano Somma, Rosa Elisa Giangoia, Giuseppe Conte, Camilla Ziglia e molti altri. Come artista si riconosce allieva di Fernando Bibollet, Antonio Carena e Nino Aimone – tre grandi pittori piemontesi – e ha esposto nel Torinese e nell’Astigiano le sue opere ad acquerello e le sue fotografie. Collabora con riviste, cura il blog “Le cetre dei poeti”, fa parte di giurie di premi letterari ed è la fondatrice del gruppo poetico “Vinovo in poesia” con il quale organizza, dal 2017, presso la biblioteca civica vinovese, incontri culturali e letterari. Tra le altre sue passioni figurano la paleontologia e la fotografia.

 

Anna Maria Scocozza (Roma, 1965), dove vive e lavora. Diplomata in Costume e Moda, ha frequentato, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, la Scuola libera del nudo e molti corsi di specializzazione di pittura e decorazione. Ha condotto numerosi laboratori/workshop artistico-creativi e corsi di tecniche pittoriche presso musei, scuole e centri di aggregazione giovanile per adolescenti, adulti e bambini. Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è focalizzata sulla realizzazione del suo “Guardaroba poetico”, e precedentemente sull’acquarello e sui libri d’artista. La sua è un’arte non solo estetica, ma anche etica, tenta di spingere lo spettatore a interrogarsi non soltanto verso tematiche sociali che riguardano soprattutto le donne vittime di violenza. Costruisce le sue opere “Indumenti poetici” con ciò che viene rifiutato, inutilizzato: vecchi libri riciclati, destrutturati e ricreati, talvolta filati, a formare una stoffa di carta, che utilizza come metafora poetica, visioni da indossare per descrivere la realtà, anche quella più dolorosa; simboli visivi, archetipi umani, che ci accompagnano nel nostro difficile viaggio terreno e spirituale. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero e le sue opere si trovano presso Musei, Fondazioni e Collezioni italiane e straniere. Tra le partecipazioni più recenti figurano la mostra “Siamo fatte di carta” al Museo Hendrik Cristian Andersen a Roma (2024) e la Triennale Internazionale du papier Musèe Charmey in Svizzera.

 


[1] Il titolo del volume è tratto da alcuni versi di una poesia della Porta dove si legge: «Siamo fatte di carta, / di storie perse nel tempo, / di alberi capaci di sognare, / di narrazioni e di traguardi».

sabato 13 aprile 2024

"Rebus Banksy", la nuova opera di Andrea Del Monte, recensita da Lorenzo Spurio

È uscito il 6 dicembre scorso in tutte le librerie, per i tipi della romana Ensemble, Rebus Banksy, il nuovo libro-disco di Andrea Del Monte che porta quale sottotitolo L’uomo dall’arte ribelle.

Non si tratta solo di un libro dedicato al grande artista e writer britannico ma anche un libro di poesie, racconti e di musica. Nominare Banksy – si legge nel comunicato di lancio dell’opera – significa solitamente catturare immediatamente l’attenzione mediatica anche se l’interesse sociale spesso si limita solo a cercare d’individuarne l’identità. Del Monte ha avuto modo di osservare: «Per me, l’identità di Banksy può restare un rebus. A me interessa la sua arte». Ed è tale l’obiettivo del libro-disco: andare al di là del nome per approfondire, attraverso alcune delle massime forme d’arte, tutti i significati che le opere del celebre e al contempo misterioso writer possono offrire. Emozioni, sentimenti, riflessioni, note e quant’altro.



Per realizzare l’opera Andrea Del Monte si è avvalso della collaborazione di Jacopo Colabattista, che ha ridisegnato dieci opere di Banksy, degli scrittori e poeti Vivian Lamarque, Antonio Veneziani, Renzo Paris, Elisabetta Bucciarelli, Geraldina Colotti, Susanna Schimperna, Giorgio Ghiotti, Gino Scartaghiande, Fernando Acitelli, Antonio Pennacchi, Antonio Rezza, Flavia Mastrella, Angelo Mastrandrea, Alessandro Moscè, Claudio Finelli, Marcello Loprencipe, Diego Zandel, Helena Velena e Ugo Magnanti.

Tra le opere di Banksy selezionate e qui riprodotte figurano “Il lanciatore di fiori” (“The Flower Thrower”, opera in stencil nero apparsa nel 1999 su un muro di Beit Sahour in Palestina) in cui in una diapositiva di un’ipotetica intifada al posto delle pietre vengono lanciati fiori a trasmettere un’idea di negazione della guerra nella quale la collettività dovrebbe impegnarsi; “La madonna con la pistola” (apparso come murales nei pressi di Piazza Gerolomini a Napoli) con un chiaro intento di denuncia del fenomeno malavitoso camorrista; “Bambino migrante” (“Migrant child”) opera apparsa nel 2019 su un muro di una casa lambita dall’acqua del Canale a Venezia nel sestiere Dorsoduro, in cui il tema è l’immigrazione che concerne il mondo dell’infanzia: il bambino tiene in mano un razzo di segnalazione dal quale diparte una conformazione fumosa in un acceso color fucsia ad intendere un SOS lanciato. Il critico Vittorio Sgarbi all’epoca sostenne che era necessario un intervento protettivo per tutelare l’opera, esposta alle intemperie e all’umidità vista la prossimità dell’acqua del Canale che arriva a coprire addirittura i piedi del ragazzino ritratto.

Tra le altre opere di Banksy proposte figurano “Il calciatore rivoluzionario” pensata per riferirsi all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), un movimento nato in Messico in sostegno delle popolazioni indios contro il capitalismo rappresentato dal Subcomandante Marcos; “Babbo Natale” apparso su un muro di Birmingham dove, a un vero clochard che dorme steso su una panchina, il misterioso artista ha pitturato sul muro le linee che collegano alle renne (la panchina sarebbe dunque la slitta). Il canonico ridanciano Santa Claus è trasformato da Banksy in clochard, povero derelitto che vive alle intemperie della vita, per sottolineare il tema della marginalità delle periferie, della vulnerabilità e della povertà sociale.

Si continua con “Evoluzione umana in codice a barre” (o “Evoluzione della scimmia a codice a barre”) in cui nella poesia collegata, a firma dello stesso Andrea Del Monte, leggiamo “Sono una persona, non sono un codice a barre, / sono una persona, non sono uguale alle altre”. Fanno capolino il tema dell’alienazione e della mancanza d’identità che in questa società contemporanea purtroppo spopolano e che lasciano il posto alla generalizzazione e al bieco relativismo. Con l’opera banksyana “Bambini sulle armi” (“Kids on guns”) ritorna il tema della violenza, della guerra, riferito all’inerme mondo dei bambini: qui due ragazzi sono ritratti vicini sulla sommità di un cumulo di armi d’artiglieria. Il tutto ha – come capita quasi sempre – una colorazione nera mentre il palloncino che reggono e che si eleva verso l’alto (a differenza delle armi, in basso) è di colore rosso e ha una forma di cuore. Associata a quest’opera è una cantilenesca poesia di Vivian Lamarque – poetessa da sempre particolarmente legata al mondo dei minori – intitolata “Filastrocca in disarmo” che recita: “C’era una guerra così intelligente / che solo lei si capiva / gli altri non capivano niente, / gli altri non capivano niente”. E poi, verso la chiusa: “Morivano tutti anche i bambini / […] // Ma più di tutti moriva il mare / vedendo i bambini morire di mare”.

C’è poi la curiosa “Banconota Lady Diana / Di-Faced Turner” che ritrae una fantasiosa banconota con l’immagine della Principessa dei Cuori e, al posto di Bank of England, Banksy of England. Si tratta, come avviene nella maggior parte dei casi, di una provocazione. L’artista vuol forse riferirsi allo stigma della donna per l’allontanamento dalla Real Casa e al clima d’odio fomentato da certa stampa, alla sua vulnerabilità di donna e alla solitudine del suo ultimo periodo prima del tragico incidente nella Capitale francese. Nella poesia di Susanna Schimperna dedicata alla Principessa si legge: “Lei era troppo dolce / guardava intimidita sempre da un’altra parte”.

Tra le ultime opere proposte in questo volume grafico, poetico, narrativo e musicale ci sono “Il bacio dei poliziotti” (“Kissing Coppers”) e “La bambina con il palloncino” (“Balloon girl”) quest’ultima accompagnata, in chiave poetica, da un testo di Elisabetta Bucciarelli.

Rebus Banksy, che è un’opera polifonica e multimediale, contiene anche quattro interviste ad altrettanti esponenti del mondo artistico in tutte le sue declinazioni: Vittorio Sgarbi, Vauro Senesi, Sabina De Gregori (autrice del primo libro, nel nostro Paese, dedicato al geniale artista di strada, Banksy, il terrorista dell’arte, opera del 2010) e Giuseppe Pollicelli. Il medesimo format d’intervista è proposto per i quattro esponenti intervistati. Diverse sono le considerazioni attorno alle potenzialità della street art di Banksy, a fornire uno scenario completo e variegato, motivo di riflessione.

Mediante il codice QR che figura nel colophon del libro è possibile ascoltare le dieci canzoni che l’Autore ha prodotto in collaborazione con artisti di fama mondiale tra i quali John Jackson (storico chitarrista di Bob Dylan), Fernando Saunders (produttore e bassista di Lou Reed) ed Ezio Bonicelli (violinista e chitarrista di Giovanni L. Ferretti e dei CCCP).

Andrea Del Monte è chitarrista, cantautore e compositore. Ha partecipato allo storico festival “Il Cantagiro” dell’edizione 2007, risultando vincitore del premio della critica. Si è più volte esibito a Casa Sanremo e nel Sanremo Off e in alcune tappe di Radio Italia. Al suo primo EP hanno collaborato John Jackson e il musicista ed etnomusicologo Ambrogio Sparagna. Ha pubblicato il libro Brigantesse, storie d’amore e di fucile (Ponte Sisto, Roma, 2019) il cui disco allegato si apre con l’intervento di Sabrina Ferilli e il libro-disco Puzzle Pasolini (Ensemble, Roma, 2022) con il quale ha ricevuto in Campidoglio i premi “Microfono d’oro”, “Antenna d’oro per la TIVVU” e il “Sette Colli”. A Lanuvio l’opera è stata premiata con il premio speciale “Croffi – Castelli Romani Film Festival”.

 

 

Lorenzo Spurio

 

Matera, 08/0/2024